If you’ve got to this page, chances are you already know about the crazy journey that myself and Marco are about to embark on (if not, read about it here). You may also know that, in the course of our two-month journey across Europe and Asia, we are going to raise money for two charities in whose mission we strongly believe: Cool Earth and the Sustainable Preservation Initiative (SPI).

In this blog, I’d like to tell you why I have decided to raise money for SPI, and I hope that by the end of it, you too will feel like this is a cause worth supporting.

To find out why team HerodotusExpress supports Cool Earth, read Marco’s blog here [in Italian]).

 

Check out our donation page >

Se stai leggendo questa pagina, con ogni probabilità sei già al corrente del folle viaggio che Marco ed io ci apprestiamo a compiere quest’estate (nel caso che tu non ne sappia ancora nulla invece, clicca qui). Probabilmente sai anche che, nei due e più mesi di viaggio, intendiamo raccogliere fondi per due associazioni senza scopo di lucro: Cool Earth e Sustainable Preservation Initiative (SPI).

In questo blog, cercherò di spiegare le ragioni per le quali ho deciso di raccogliere fondi per SPI, nella speranza che, dopo questa lettura, anche tu possa ritenere questa organizzazione degna di essere supportata.

Ti invito inoltre a visitare la nostra pagina di raccolta fondi, a questo link. Se vuoi saperne di più sul perché abbiamo deciso di supportare Cool Earth, puoi leggere il blog di Marco a questo link.

Proteggere il nostro patrimonio culturale

Saving our heritage

As an archaeologist working in the Middle East, I have often witnessed first-hand the devastating effects of illegal excavation (or looting), agricultural expansion and construction on heritage sites.

Most people are familiar with the fact that ISIS, the terror group that seized much of Syria and Iraq in 2013, has turned a considerable profit out of the sale of Antiquities looted from archaeological sites under its control. But looting is widespread also at times of peace. Similarly, the war in Syria has caused damage to many sites through shelling and bombing, but destruction is also, and more systematically, wrought upon heritage sites by infrastructural development, house building, and agricultural expansion.

Da archeologo che lavora in Medio Oriente, ho spesso avuto modo di constatare in prima persona gli effetti devastanti degli scavi clandestini, dell’espansione agricola e dell’attività edilizia sui siti archeologici.

La maggior parte di voi avrà sentito parlare di ISIS, e di quanto questo gruppo terroristico sia stato in grado di ricavare profitti ingenti dalla depredazione indiscriminata dei siti archeologici localizzati nei territori da esso controllati. Gli scavi clandestini avvengono anche in tempo di pace e senza la connivenza di alcun terrorista. Allo stesso tempo, è senz’altro vero che  raid e bombardamenti in Siria hanno danneggiato moltissimi siti di interesse culturale. Tuttavia, spesso ignoriamo il fatto che edilizia, espansione agricola e sviluppo infrastrutturale sono all’origine della maggior parte degli episodi di distruzione di siti archeologici.

The archaeological site of al-Hammam (near Ma’an, Jordan). In the early-2000s, the Islamic caravanserai (circled) was partly bulldozed to make space for an olive orchard (Source: APAAME. 1998: APAAME_19980514_DLK-0188; 2008: APAAME_20081008_DLK-0347)

Why, you may ask, would one loot one’s own heritage? Why would a landowner bulldoze an ancient structure to make space for an olive orchard? The reason is economics.

Human needs begin with the basics: people need food to live, and an income to support themselves and their families. When confronted with a lack of opportunities and, in some extreme cases, even a lack of nourishment, the hunt for the ‘hidden gold’ of the ancestors inevitably becomes appealing. But what if there was a way to make cultural heritage more meaningful to local communities in developing countries by creating economic opportunities built around the archaeology?

Perché, ci si chiederà, qualcuno dovrebbe voler saccheggiare il proprio patrimonio culturale? Con quale coraggio può un proprietario terriero distruggere un sito archeologico all’interno della sua proprietà per far spazio, per esempio, a un oliveto? La risposta a queste domande è da cercarsi nell’economia.

Prima di tutto il resto, ognuno di noi ha bisogno di cibo per sopravvivere e di un reddito per mantenersi. A coloro a cui ciò viene negato, le leggende di favolosi tesori nascosti dai loro antenati sotto cumuli di rovine diventano improvvisamente credibili – una potenziale via di fuga da povertà e abiezione, spesso solo a pochi passi da casa.

Ma cosa succederebbe se ci fosse un modo per fare del patrimonio culturale che ci circonda non solo una ricchezza , ma anche un mezzo tramite il quale creare opportunità economiche per le comunità che vivono nelle vicinanze dei siti archeologici?

Persone, non pietre

People, not stones

Sustainable Preservation Initiative creates economic stability for some of the world’s poorest people, by giving these communities the tools to be self-reliant, through sustainable businesses based around historic sites.

It was founded as a non-profit in 2010 by Larry Coben, an archaeologist and entrepreneur, who is combining his corporate and academic backgrounds to implement long-term solutions to the threats to cultural heritage around the world.

SPI’s motto “people, not stones” embodies their ethos which puts individuals and communities first. Local communities are involved in the long-term management of cultural heritage sites, with plans in which they have a tangible, personal stake.

Sustainable Preservation Initiative (trad. ‘Iniziativa per una preservazione sostenibile’, abbreviato SPI) si impegna a creare opportunità  di sviluppo sostenibile per alcune delle comunità più povere al mondo, tramite la creazione di piccole imprese le cui attività gravitano attorno ai siti archeologici e traggono profitto dal turismo da essi generato.

SPI è stata fondata come associazione senza scopo di lucro nel 2010 da Larry Coben, un archeologo e imprenditore che ha combinato la sua esperienza di business alla sua vocazione accademica al fine di trovare soluzioni durature all’annoso problema della distruzione del patrimonio culturale mondiale.

Il motto ‘persone, non pietre’ fatto proprio da SPI, ne rivela l’ethos, che mette al primo posto persone e comunità. Quest’ultime sono coinvolte in progetti imprenditoriali il cui fine è la protezione dei siti di interesse culturale tramite la creazione di opportunità di lavoro per gli individui che di tali progetti fanno parte.

 

Perché sostengo Sustainable Preservation Initiative

My connection to Sustainable Preservation Initiative

When I moved to Jordan in mid-2013, I became friends with Paul Burtenshaw: we shared a flat in the British Institute in Amman, Jordan’s capital, as well as a love for archaeology and travel. Paul holds a PhD in Public Archaeology – his research combines archaeology and economics, and looks at ways to create sustainable economic models that engage communities with their heritage.

In Jordan, Paul collaborated with one of the most successful eco-tourism initiatives in the Middle East: the Feynan Ecolodge, a solar-powered, candle-lit eco-hotel located south-east of the Dead Sea. Everything at Feynan is made and run by locals, from the candles that light up the building at night to the beautiful tours to the nearby archaeological sites and natural reserve. As part of his research, Paul worked with archaeologists, the local communities and the Ecolodge to figure out how they could all work together to provide a future for both the local people and the stunning archaeology of the area.

In 2014 I said goodbye to Paul when, inspired to go and work for SPI, he left Amman for Los Angeles to become their Director of Projects. But we remained friends, and continued to talk about our travels, and to compete over which new and unusual countries we had visited in the world.

Al mio arrivo in Giordania nel luglio 2013, sono diventato immediatamente amico di Paul Burtenshaw, col quale ho condiviso un appartamento all’interno dell’Istituto Britannico di Amman (la capitale giordana), così come la passione per l’archeologia e i viaggi. Paul ha ottenuto un dottorato in Public Archaeology, ovvero la branca dell’archeologia che si occupa di rendere questa disciplina più utile per la società contemporanea. Paul si interessa in particolar modo di modelli economici volti alla creazione di opportunità di lavoro derivate dai siti di interesse culturale.

In Giordania, Paul ha collaborato con una delle iniziative di eco-turismo di maggior successo di tutto il Medio Oriente: il Feynan Ecolodge, un eco-hotel interamente autosufficiente grazie ai pannelli solari che ne soddisfano il fabbisogno energetico. Tutto a Feynan è fatto e gestito dalle comunità locali: dalle candele che di notte illuminano l’hotel ai bellissimi tour nella riserva naturale e siti archeologici organizzati da guide locali. Durante il suo lavoro di ricerca, Paul ha collaborato con archeologi, comunità locali e gestori dell’Ecolodge alla creazione di opportunità economiche che garantissero un futuro sia per le tribù beduine dell’area sia per gli importantissimi siti archeologici nelle vicinanze.

Paul si unisce ad SPI come Director of Projects nel 2014 e lascia la Giordania per trasferirsi a Los Angeles, dove attualmente vive con sua moglie. La nostra amicizia continua, così come continua la nostra competizione sui viaggi: ‘Qual’é il posto più assurdo dove sei stato quest’anno? A quanti paesi sei arrivato nella conta?!’; tipiche domande che ci poniamo a vicenda, le rare volte che gli impegni delle nostre rispettive vite e le 8 ore di fuso orario ci permettono di sentirci.

Paul (centre), Zoe and I at ‘Iraq al-Amir (Jordan)

When I told Paul about my plan to drive across 25 countries in the Mongol Rally, he was first focused on our friendly competition to scratch as much of the world as possible off our poster scratch maps. But soon a plan emerged to make the trip more meaningful for both us, by incorporating the mission of SPI.

I want to fundraise for SPI as a charity that embodies a commitment to the protection of cultural heritage. This is something that resonates with my own life and work, and will feature in many of the stories that team HerodotusExpress plans to share via this blog.

È proprio nell’ottica di questa amichevole competizione che, qualche mese fa, ho accennato per la prima volta a Paul la mia intenzione di partecipare al Mongol Rally attraversando 25 paesi dall’Inghilterra alla Mongolia, ritornando attraverso la Russia e le repubbliche baltiche. Qualche settimana dopo averne parlato per la prima volta, Paul ed io ci siamo risentiti, questa volta per discutere di come rendere questo viaggio qualcosa di più che una semplice avventura.

È così che nasce l’idea di raccogliere fondi per SPI, una associazione senza scopo di lucro la cui missione è proteggere il patrimonio culturale mondiale: una vocazione, quest’ultima, che da anni ho fatto mia sia in ambito privato sia lavorativo, e che riemergerà spesso nelle storie che ci proponiamo  di raccontarvi su questo blog.

SPI is currently mostly active in South America, where it runs a dozen projects in Peru and Guatemala. Its flagship project in Pachacamac (Peru) has been covered in a short film by National Geographic. It is now expanding to other parts of the world, including Eastern Europe and the Middle East.

I believe team HerodotusExpress has a role to play in not only raising money to support the incredibly worthy projects already underway, but also in raising awareness about SPI’s economic models in the countries of Eastern Europe, Central and East Asia, which we will be crossing this summer.

Our past makes up so much of who we are. Without the memories that inform the way we see the world, the readings and teachings on which our opinions are founded, the experiences against which, day by day, we benchmark our actions, what would we be? Cultural heritage, whether you think of it in terms of ancient ruins inhabited by our ancestors or as those old BW photographs which you found one day clearing out your grandparents’ house, populates that past, and gives it its meaning.

Without our heritage, we have no past. Without our past, our present is flattened, our future meaningless.

Donate to SPI to save our past. To protect our present. And to build our future.

A few days ago, I interviewed Paul about SPI’s work and plans for the near future. You can read the full interview at this link.

Attualmente, le attività di SPI si concentrano in Sud America, dove l’associazione dirige diversi progetti in Perù e Guatemala. Il progetto  SPI di Pachacamac (Perù) è tra quelli di maggior successo ed è stato anche oggetto di un documentario del National Geographic. Nel giro dei prossimi mesi, nuovi progetti verranno lanciati in altre parti del mondo, tra cui l’Est Europa e il Medio Oriente.

Sono convinto che HerodotusExpress abbia un ruolo da giocare non solo nell’ambito della raccolta fondi per i progetti SPI già in corso in Sud America, ma anche nella diffusione, nei paesi dell’Europa orientale e dell’Asia, dei princîpi etici ed economici sui quali SPI si fonda.

Il nostro passato è parte integrante del nostro presente. Senza i ricordi che formano la nostra memoria, senza le letture e gli insegnamenti sui quali fondiamo le nostre opinioni, senza le esperienze passate, sulla scorta delle quali prendiamo le decisioni presenti, cosa resterebbe di noi? È il nostro patrimonio culturale – dalle rovine un tempo abitate dai nostri antenati alle vecchie foto in bianco e nero che trovasti un giorno liberando i cassetti della casa dei nonni – a popolare quell passato, ad attribuirgli un significato.

Senza patrimonio culturale, non c’è un passato. Senza il nostro passato, il presente verrebbe appiattito e il futuro privato di senso.

Donate ad SPI per salvare il nostro passato, proteggere il nostro presente e costruire il nostro futuro.

Alcuni giorni fa, ho intervistato Paul a proposito del lavoro di SPI. Trovate l’intervista  a questo link [in inglese].