O sul perché abbiamo deciso di intitolare il nostro team a uno storico greco morto più di 2400 anni fa

(Questo blog é stato scritto assieme alla mia amica e collega Giorgia Proietti, alla quale va tutta la mia gratitudine per le nostre illuminanti chiacchierate erodotee)

La scelta di un nome

Se mai vi capitasse di prendere la decisione di partecipare al Mongol Rally, uno dei primi ostacoli che vi troverete ad affrontare é quello della scelta del nome da dare al vostro team. Vista la natura folle di questa avventura, non vi sorprenderà il fatto che la maggior parte dei partecipanti finisca per optare per nomi ironici, come il meraviglioso ‘Donundestan’ (un gioco di parole con l’inglese ‘Don’t Understand’ e la desinenza caratteristica di tutti i paesi centroasiatici -stan) scelto da Scott e Drew Gurian nel 2016 (se siete curiosi, vale la pena dare un’occhiata al loro sito: https://farfromhomepodcast.org/).

Alcuni team si rifanno, con i loro nomi, ai leggendari Genghis Khan e Marco Polo, come il team Marco Yolo partecipante all’edizione 2015 (il termine Yolo é una abbreviazione di una frase inglese che tradotta significa ‘si vive una volta sola’). Ad eccezione di queste due figure illustri, tuttavia, nessun altro personaggio o episodio storico, a quanto ne sappiamo, é servito d’ispirazione per dare nome a un team del Rally. Fino al nostro HerodotusExpress.

Il porto di Bathy ad Itaca, in un disegno di Edward Dodwell (1821)

'Itaca tieni sempre nella mente'

‘É il viaggio che conta, non la destinazione’. Se, come noi, amate viaggiare, é probabile che questa espressione vi sia famigliare. Non si tratta di una citazione, ma del messaggio saliente di una famosa poesia di Konstantinos Kafavis: Ithaca (http://emanuele-marcuccio.overblog.com/2014/03/la-poesia-itaca-di-konstantinos-kavafis-a-cura-di-emanuele-marcuccio.html tradotta dal greco da F.M. Pontani). Pubblicata per la prima volta nel 1911, la poesia rievoca il travagliato ritorno di Ulisse alla sua patria, Itaca, dopo anni di viaggio. La strofa centrale recita:

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Anche se non conoscete questa poesia, pensiamo possiate ritrovare in questi versi qualcosa di voi e della vostra vita. E come voi, ma 2400 anni prima di voi, uno storico greco di Alicarnasso (la moderna Bodrum in Turchia) avrebbe potuto egualmente identificarsi in queste parole, avendo egli dedicato la sua vita al viaggio come modalità e oggetto della sua ricerca storica: quello storico si chiamava Erodoto.

In scena Erodoto

Erodoto é spesso chiamato il ‘padre della storia’. Nato quasi 2500 anni fa nel contesto multiculturale delle città greche dell’Asia Minore, l’attuale Turchia, Erodoto vive nel mondo mediterraneo dominato dal conflitto tra Greci e Persiani.

Spinto dal desiderio di comprendere le ragioni che avevano condotto all’ascesa dell’Impero Persiano e allo scontro tra esso e la Grecia delle città-stato, Erodoto si mette in viaggio: nel corso di molti anni, percorrerà in lungo e in largo il Mediterraneo orientale e centrale, dalla Turchia al Libano, e dall’Egitto all’Italia. Nel corso dei suoi viaggi, Erodoto incontrerà moltissime persone, raccogliendo una quantità inestimabile di informazioni su eventi storici, costumi ed usanze dei popoli d’Europa e d’Asia. In qualche centinaia di pagine, le Storie di Erodoto (tr. it. A. Colonna – F. Bevilacqua, UTET, 2006) testimoniano una vita di viaggi e inchieste che, dalla moderna Spagna all’Afghanistan, coprono tutto il mondo conosciuto da Erodoto e i suoi contemporanei.

Il mondo visto da Erodoto

In viaggio con Erodoto

Vista la portata rivoluzionaria della narrazione erodotea, non ci si stupirà nel scoprire quanti viaggiatori lo storico greco abbia ispirato nel corso dei secoli e millenni. Tra di essi, vale la pena ricordare lo scrittore e giornalista polacco Ryszard Kapuściński, la cui autobiografia, intitolata In viaggio con Erodoto, é pubblicata per la prima volta nel 2004 (tr. it. V. Verdiani, Feltrinelli, 2005). Kapuściński vede in Erodoto il primo reporter della storia. “I viaggi di Erodoto sono mirati, servono a conoscere il mondo e i suoi abitanti e poi a descriverli” (In viaggio con Erodoto, p. 80).

Più oltre, nello speculare sulla personalità di Erodoto, Kapuściński aggiunge: “Da come scriveva, sembrava una persona aperta e curiosa del mondo, sempre piena di domande e disposta a percorrere migliaia di chilometri per trovarvi risposte” (In viaggio con Erodoto, p. 48). Nel cercare risposte alle sue infinite domande, Erodoto non giudica: il suo unico obiettivo é quello di preservare la memoria delle vicende umane, piccole e grandi, perché “non vadano perdute con il tempo”(Libro 1, pr.).

A differenza della maggior parte degli scrittori del suo (e del nostro) tempo, la penna di Erodoto é scevra da pregiudizi: Greci, Etiopi, Libici, Sciti e Massageti (popoli nomadi, quest’ultimi due, che abitavano al tempo le pianure della moderna Ucraina meridionale e Uzbekistan settentrionale), Egiziani e altri popoli sono oggetto della medesima curiosità intellettuale da parte di Erodoto, mosso dal desiderio di comprendere, non di giudicare. Erodoto comprende 2400 anni fa ciò che molti di noi, ancora oggi, ignorano o decidono di ignorare: che nessun popolo può permettersi di esercitare una superiorità morale su un altro, perché “se si proponesse a tutti gli uomini di scegliere, tra tutte, le usanze migliori, ciascuno […] indicherebbe le proprie: a tal punto ognuno è convinto che i propri costumi siano di gran lunga i migliori” (Libro 3, 38).

 

Per i 30,000 km di strade e sentieri d’Europa ed Asia che ci apprestiamo a percorrere, una cosa é certa: le Storie di Erodoto viaggeranno con noi. Possiamo solo augurarci che anche la curiosità, lo spirito d’avventura e l’onestà intellettuale di questo Greco d’Asia morto 2400 anni fa ci possano accompagnare.