Giovedì 20 luglio – giorno quinto del Mongol Rally. Siamo a Praga. Comincio la mattinata prenotando
ostelli a Bratislava (Slovacchia) e Timisoara (Romania), dove ci fermeremo per le prossime due notti.
Sono le dieci suonate quando decido di mettermi le scarpe da corsa e farmi un giro a caso: quando
passi 10-12 ore al giorno in macchina, una corsa di mezz’ora per scioglierti le gambe cominci a
sognarla di notte.

Comincio a passo spedito – per ora è tutta discesa. Il sole è ancora tra le nuvole e già mi trovo a
pensare preoccupato alla china che dovrò risalire – senz’altro sotto un sole cocente – tra venti
minuti. Quasi, si direbbe, un’epitome di ciò che ci attende nelle prossime nove settimane: la discesa
europea, fresca e ombreggiata, seguita dalla ascesa asiatica – prostrata sotto il peso soffocante del
sole iraniano, turkmeno e uzbeko.


La discesa finisce – sono in piano. Comicio ad avvertire un’atmosfera famigliare. D’altra parte, Praga
non mi è ignota: questa è la mia quinta visita a ciò che ritengo essere la città più bella del centro
Europa. L’ultima volta, sette anni fa, ero in compagnia dei miei due migliori amici, Lorenzo ed
Agostino. Assieme, ci eravamo recati a Praga per marcare il sesto anniversario di un appuntamento
per noi importante: il nostro primo viaggio praghese, il suggello di una amicizia che, a quasi quindici
anni di distanza e nonostante le migliaia di chilometri che oggi ci separano, continua inalterata.

Così tanto della mia vita si intreccia alle strade tortuose del centro di Praga: la mia prima visita, con
mio padre, la mia prima gita scolastica, il mio primo Don Giovanni, sale da musica, assenzio e
camminate infinite lungo gli argini della Vlatva, dove il tempo sembra fermarsi. È forse alla ricerca di
questi frammenti del mio passato che corro per la città.

È passata quasi mezz’ora quando, percorrendo una strada in salita, vedo un enorme palazzo coperto
di impalcature. Si tratta del Museo nazionale, anche se non lo riconosco, ma poi giro l’angolo e
piazza San Venceslao mi si apre davanti. Respiro a pieni polmoni: la passeggiata con mio padre, la
camminata al night con Agostino e Lorenzo, la sbronza con Marco quella notte nel 2002 corrono
accanto a me. Si, è per tutto questo che mi sono messo in viaggio.

Assorto in queste riflessioni, ho perso la strada di casa: salgo su un tram per rientrare più in fretta. È
giunto di nuovo il momento di rimettersi in macchina – non prima di esser andati a recuperare il mio
passaporto in un deposito DHL nei sobborghi praghesi. Al nostro arrivo a Timisoara, tra 60 ore o
poco più, avremo superato i primi duemila chilometri di questa nostra folle corsa. All’arrivo, ne
mancano solo altri 28,000.



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