Chi siamo

Who we are

Prologo

Prologue

L’11 settembre 2017, mentre gli organizzatori della Mongol Rally si prepareranno a fare armi e bagagli e tornare alla loro base a Bristol, in Inghilterra, Marco e Andrea, i folli membri del team HerodotusExpress saranno intenti a festeggiare a vodka, champagne e quant’altro. Festeggeremo non solo l’arrivo al traguardo della Rally, ad Ulan Ude (nella remota Siberia russa), ma anche il diciannovesimo anniversario della nostra amicizia. Ci conosciamo dal primo giorno di scuola dell’autunno 1998. A partire dall’anno successivo, diventiamo compagni di banco. Lo resteremo per i successivi quattro anni, fino alla fine del liceo. Dopodiché, le nostre strade si separano, apparentemente per sempre.

On 11 September 2017, as the organisers of the Mongol Rally will be packing up and making their way back to their headquarters in Bristol, the two fools who make up team HerodotusExpress will be busy celebrating with vodka, champagne and whatever else. They won’t just be celebrating crossing the finish line at Ulan Ude (in remote Siberia, Russia), more than 20,000 km past their starting point in London. They will also be celebrating the 19th anniversary of their friendship. Marco and Andrea met on the first day of school, in the autumn of 1998. Starting from the following year, they began sharing a desk, invariably in the last row, invariably in the left corner. They did that for the following four years, until the end of secondary school. After all those days together, however, their lives took separate ways, seemingly irreversibly.

La via della seta

The silk route

Finché, all’alba di una giornata di fine luglio 2015, ci ritroviamo in un ostello di Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan. Alle cinque del mattino, il caldo era già soffocante. Eravamo arrivati a quell’ostello da parti diametralmente opposte del globo: io, Andrea, da Oxford in Gran Bretagna, dove lavoro come archeologo (archeologo? Ma perché, è una professione quella, molti si chiederanno? Leggete qui [in inglese]); Marco da Sydney, in Australia, dove da anni lavora come sviluppatore software e, tra le altre cose, scrive codice per una app che cambierà il mondo (o magari no; leggi le sue riflessioni sull’Australia qui). Fino a quella mattinata afosa di luglio, non eravamo mai stati in vacanza assieme. In effetti, negli ultimi dieci e più anni, ci eravamo visti appena. Ma quel primo giorno in Uzbekistan avrebbe cambiato tutto.

Parcheggiata nel cortile dell’ostello, una Citroen 2cv faceva bella mostra di autografi ed adesivi vari, che ne coprivano pressoché interamente la carrozzeria. Il piu grande tra gli adesivi, posto al centro dell’enorme cofano, fu il primo ad attrarre la nostra attenzione. Al centro leggeva: Mongol Rally. ‘Che cazzo é la Mongol Rally?’ ci eravamo subito chiesti. Un paio di giorni piu tardi, incrociammo I proprietari della 2cv. Pochi minuti di chiacchiere furono sufficienti. La decisione era già presa: anche noi avremmo fatto la Mongol Rally.

On a hot morning in the summer of 2015, we found our separate ways to a hostel in Tashkent, the capital of Uzbekistan. We had got there from opposite sides of the world: Andrea from Oxford, UK, where he works as an archaeologist (yes, I know you are asking: is that even a job?); Marco from Sydney, Australia, where he is busy writing code for an app that will change the world (or not: regardless, he is a pretty cool software engineer. Check him out here). Until that Uzbek hostel brought us together again, we had never gone on holiday together. Nor, for that matter, had we seen much of each other for a decade or so. That first night in Uzbekistan, however, changed everything.

Parked in the hostel courtyard was an old Citroen 2cv, literally covered in signatures and stickers. The biggest one, on the outsized bonnet, read ‘Mongol Rally’. ‘What the hell is the Mongol Rally?’ we asked ourselves. The moment we found out – which wasn’t until a couple of days later, when the fools driving that piece of crap made an appearance in the hostel – we were sold on the idea. We, too, would do it.

Mongol Rally, primo incontro

Meet the Mongol Rally

La Mongol Rally e’ tra i più grandi eventi automobilistici al mondo. Ogni luglio, centinaia di team partono da Londra a bordo di macchine vetuste e minuscole (la massima cilindrata accettata dagli organizzatori é 1200cc). Obiettivo: raggiungere, nel giro di poche settimane, la Siberia, avendo attraversato deserti, montagne, fiumi e steppe. Non esiste nessun sistema di supporto, né una rotta predefinita: ogni team é lasciato a sé stesso.

The Mongol Rally is one of the greatest motor events in the world. Every July, hundreds of teams leave London aboard a fleet of old, tiny cars (the maximum engine size accepted by the organisers of the Rally is 1200 cc). The goal is to reach Siberia within a few weeks, having crossed deserts, mountains, rivers and steppes. There is no backup, no pre-defined route: each team is on its own.

#KnoWhere

Da quel giorno di luglio a Tashkent, sono passati quasi due anni. Spesso, nel tempo trascorso, ci siamo ritrovati a dubitare delle nostre reali capacità di organizzare questo folle viaggio. Gli ostacoli sono notevoli: ottenere l’aspettativa al lavoro, sbrigare le pratiche per una decina di visti, trovare una macchina idonea all’impresa, e molto altro. A poco più di 70 giorni dalla partenza, mentre le nostre vite continuano a scorrere con il loro solito ritmo di incombenze e scadenze imprescindibili, moltissimo resta ancora da fare: e così ognuno di noi, a dieci ora di fuso orario di distanza, si ritaglia qualche ora dopo cena per compilare la domanda per un visto, aggiornare la pagina Facebook del team, o scrivere un blog. Per rendere, insomma, questa bellissima avventura realtà.

Nearly two years have gone by since that day of July in Tashkent. Often, during this time, we have found ourselves wondering whether we would ever be able to make this crazy journey happen. A great many hurdles stood in the way, including obtaining long weeks of unpaid leave at work, applying for over 10 visas and finding a suitably crappy car for this reckless enterprise. With little more than 70 days left before departure, as our lives race ahead with their usual demands and unavoidable deadlines, much more remains to be done. So, ten time zones apart, each one of us carves out a few hours after dinner to fill out a visa application form, update our team’s Facebook page, or write a blog. To do, in other words, whatever is needed to make this beautiful adventure come true. This journey may lead us nowhere. Or to #KnoWhere to go next. Come along, and find out with us.